Napoli

Progetto “Grande Pompei”. L’Italia rischia di perdere 105 milioni di euro per la valorizzazione ed il restauro della grande area archeologica. Firma la petizione di “Riparte il futuro”: http://www.riparteilfuturo.it/savepompei/.

Pompei, con i suoi 66 ettari (45 in superficie, e 21 in fase di scavo) rappresenta uno dei siti archeologici più grandi al mondo. Nel 2011 fu varato e finanziato con 105 milioni di euro dall’Unione Europea il progetto “Grande Pompei”, affidato nel 2013 alla direzione del generale dei Carabinieri Giovanni Nistri. Nella relazione introduttiva del 2011 (http://www.beniculturali.it/miba c/multimedia/MiBAC/minisiti/GPP/file/Progetto%20Pompei.%20Introduzione%20e%20sintesi.pdf) si legge che il progetto “mira ……. a porre al centro della strategia della politica regionale, comunitaria e nazionale un progetto di sviluppo territoriale che si basa su un programma organico di interventi per la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione di un’area archeologica e di un patrimonio storico e culturale con caratteri di unicità e di rilievo mondiali. Si tratta quindi di un progetto di rilevanza strategica non solo per l’area di intervento ma anche per lo sviluppo del Mezzogiorno e del sistema culturale nazionale“.

Il 21 luglio 2014 si è svolta una seduta del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, cui ha partecipato lo stesso generale Nistri. Dal relativo verbale si apprende che “il grande progetto si articola su cinque piani: il Piano della conoscenza, sul quale sono appostati 8, 2 milioni di euro; il Piano delle opere, che è quello più consistente con 85 milioni di euro; il Piano per la fruizione, il miglioramento dei servizi e della comunicazione, con 7 milioni di euro; il Piano della sicurezza con 2 milioni di euro e il Piano di rafforzamento tecnologico e di capacity building con 2, 8 milioni di euro” (per leggere la relazione, cliccare qui: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1406290849439__21_luglio_2914_Audizione_Grande_Progetto_Pompei.pdf).

A distanza di tre anni gran parte del progetto è ancora sulla carta, e se i lavori non saranno conclusi entro la fine del 2015, l’Italia dovrà restituire per intero i 105 milioni all’Unione Europea. Per evitare che questo accada, firma la petizione di “Riparte il futuro”: http://www.riparteilfuturo.it/savepompei/.

Riprendendo le fila del discorso, dallo stesso verbale emerge un quadro chiaro della situazione in atto: se da un lato si afferma che “Otto cantieri sono in corso e tutti quanti attestano la possibilità di essere chiusi in tempi compatibili con la piena rendicontazione ai fini europei”, e che il decreto Art Bonus “si è mosso per certi aspetti sotto un profilo di accelerazione delle procedure contrattualistiche”; dall’altro pone l’accento sia sulle “rilevanti eccezioni della Regio 6 e della Regio 7″, sia sul contenzioso presso il T. A. R. della Campania, che ha portato alla sospensione temporanea di due gare d’appalto, la cui sentenza è stata emanata il 22 ottobre. Nello stesso verbale si afferma che “per la Regio 7 i lavori sono compresi al momento in 17 mesi”; quindi “appare difficile che possa essere completato il lavoro nella tempistica compatibile con il Grande Progetto Pompei”. Dal verbale emerge quindi che entro la scadenza del 2015 non tutti i progetti saranno portati a termine. Si apprende inoltre che molti progetti sono ancora in fase di approvazione. Altri progetti non sono ancora materialmente eseguibili. A tutto ciò si aggiungano anche i rischi legati ad infiltrazioni mafiose in un territorio da sempre contrassegnato da una radicata presenza della camorra, secondo quanto emerso a seguito della sospensione dei lavori imposta dal T. A. R. della Campania (si legga qui: http://archeologica.info/1/il_ristorante_la_giustizia_amministrativa_e_il_rischio_mafia_767231.html). Lo stesso generale Nistri denuncia i legami tra le imprese vincitrici degli appalti.

Credo, infine, sia obbligatoria una riflessione personale: occorre promuovere iniziative che coinvolgano il popolo italiano, vero detentore dell’area archeologica, al fine di scuotere le coscienze. Firmate quindi la petizione di “Riparte il futuro”: http://www.riparteilfuturo.it/savepompei/ . Meditate gente. Meditate.

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Stefania De Francesco, 13 settembre 2014 presso il Complesso “Damiani” a Pozzuoli.

Molti di voi la ricorderanno nella serie “Un posto al sole” nel ruolo di Katia. Stefania De Francesco ha anche splendidamente interpretato ruoli da protagonista in spettacoli come “C’era una volta Scugnizzi”, musical di Claudio Mattone con Sal da Vinci, oppure “Ritratto di un divo”, con il tenore Gianluca Terranova, per la regia di Massimo Ranieri. Sabato 13 settembre 2014, alle ore 21, 30 Stefania De Francesco si esibirà in un recital unplugged presso il complesso “I Damiani” in via Montenuovo Licola Patria 85 a Pozzuoli. Stefania De Francesco recita, balla e soprattutto canta. Potrete in questo modo apprezzare a pieno il talento cristallino di un’artista a tutto tondo. Per raggiungere il complesso “I Damiani”, coloro che provengono da Napoli possono percorrere la Tangenziale A56 fino allo svincolo di Arco Felice. Il complesso è situato al termine dello svincolo, immediatamente sulla destra. Coloro che provengono dalla provincia di Caserta, possono percorrere la strada statale 7 quater fino allo svincolo Lago d’Averno. All’altezza della rotonda posta al termine dello svincolo, imboccare la terza strada (via Montenuovo, per l’appunto), e dopo circa 400 metri troverete il complesso “I Damiani” sulla destra.

È gradita la prenotazione: 081.8042666.

Pio Monte della Misericordia. Il popolo napoletano attraverso Caravaggio e il culto di San Gennaro.

Per il quinto anno consecutivo, nel mese dedicato alla celebrazione del culto di San Gennaro, Sabato 21 e Domenica 22 Settembre, dalle ore alle 12, il Pio Monte della Misericordia rievocherà il legame tra il Santo Patrono ed il genio pittorico napoletano del Seicento attraverso una visita guidata alla propria chiesa e alla Cappella del Tesoro nel Duomo. La visita inizierà con l’illustrazione del capolavoro del Caravaggio “Le Sette Opere di Misericordia” e degli altri dipinti posti sugli altari della chiesa, per poi proseguire nella Cappella del tesoro. Si avrà così la possibilità di osservare da vicino opere del Caravaggio, di Battistello Caracciolo, di Jusepe Ribera detto “lo Spagnoletto”, di Luca Giordano, del Vaccaro, di Giovanni Lanfranco, di Domenico Zampieri detto “Domenichino”, di Cosimo Fanzago e di altri autori ancora. Il biglietto costa € 10, 00 e la visita guidata è inclusa. L’appuntamento sarà presso la biglietteria del Pio Monte della Misericordia alle 9, 45 per la visita delle 10, 00 e alle 11, 45 per la visita delle 12, 00. La prenotazione dovrà avvenire esclusivamente attraverso la biglietteria del Pio Monte della Misericordia, e non presso la Cappella del Tesoro. Le visite si svolgeranno solo con il raggiungimento di almeno 15 persone. Per informazioni e prenotazioni: segreteria@piomontedellamisericordia.it.

Anfiteatro Flavio. Parte seconda: i sotterranei.

Per la prima parte dell’articolo, clicca qui: http://wp.me/p4swij-2r.

Cari amici vicini e lontani, come promesso ecco la seconda parte dell’articolo sull’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Anche in questo caso tutte le foto, tranne la prima, sono state su eseguite su autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli n. 10793 del 10/07/2014.

Gli anfiteatri, diversamente dai teatri, disponevano anche di ambienti di servizio atti ad ospitare le gabbie delle fiere, i gladiatori, i macchinari, le scenografie. A differenza degli anfiteatri più antichi – come quelli di Pompei, Cuma, Teano, Nola o Liternum – dove tali ambienti erano dislocati al di sotto della cavea, l’anfiteatro di Pozzuoli dispone di sotterranei, in quanto questi spazi furono funzionalmente ricavati al di sotto dell’arena (foto 1). 

Foto 1: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, pianta dei sotterranei.

Foto 1: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, pianta dei sotterranei.

I sotterranei replicano in pianta l’assetto strutturale dell’arena. Due ambulacri che si incrociano perpendicolarmente al centro, posti in corrispondenza degli assi minore e maggiore dell’arena, sono iscritti in un’ellisse, il cui perimetro coincide con l’ambulacro che corre tutt’intorno (foto 14). Tra i due ambulacri centrali e quello perimetrale, altri ambienti disposti simmetricamente in sequenza danno origine ad altri quattro passaggi intermedi – due per lato – cui si accede attraverso archi a tutto sesto (foto 2 e 3).

Foto 2: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, corridoi di disimpegno tra l'ambulacro longitudinale e quello meridionale, visti da est.

Foto 2: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, corridoi di disimpegno tra l’ambulacro longitudinale e quello meridionale, visti da est (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli).

Foto 16: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, corridoi rettilinei intermedi, visti dall'ingresso occidentale.

Foto 3: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, corridoi rettilinei intermedi, visti dall’ingresso occidentale (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

 

Ai sotterranei si giungeva, oltre che da diverse scalette di servizio, anche tramite due ingressi, posti presso i varchi est e ovest dell’arena, in corrispondenza dei quali due ambienti absidati accoglievano fontane per le abluzioni di gladiatori ed animali

 

 

Foto 4: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, accesso ai sotterranei dal lato occidentale.

Foto 4: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, accesso ai sotterranei dal lato occidentale (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Foto 5: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, nicchia sulla parete meridionale dell'ingresso occidentale.-001

Foto 5: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, nicchia sulla parete meridionale dell’ingresso occidentale (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Oltrepassato l’ingresso, si può ammirare la complessa articolazione architettonica dell’ambiente. L’ambulacro centrale maggiore, detto anche media via, posto in corrispondenza della lunga fossa rettangolare centrale, serviva alla movimentazione dei macchinari e delle scenografie (foto 5). Nelle murature prevale l’opera laterizia, mentre l’opera reticolata contraddistingue le pareti di fondo delle cellae, ossia i piccoli ambienti destinati ad ospitare le gabbie.

Foto 19: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, corridoio centrale con apertura rettangolare per l'installazione delle scenografie.

Foto 5: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, corridoio centrale con apertura rettangolare per l’installazione delle scenografie (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Ai lati dell’ingresso, si snodano l’ambulacro perimetrale settentrionale e quello meridionale, sulle cui pareti arcate a tutto sesto consentono di accedere a diversi ambienti posti su due livelli (foto 6 e 7).

Foto 6: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, ambulacro settentrionale visto dall'ingresso occidentale.

Foto 6: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, ambulacro settentrionale visto dall’ingresso occidentale (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Foto 7: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, ambulacro meridionale visto da est.

Foto 7: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, ambulacro meridionale visto da est (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

All’inizio di ogni ambulacro due ambienti di servizio consentivano di accedere tramite scalette ad un corridoio, largo poco più di un metro, utilizzato forse dagli inservienti per accedere agli ambienti del secondo livello, dove erano custodite le gabbie per le le fiere (foto 8 e 9).

 

Foto 8: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, ambulacro meridionale, ambiente con scala di servizio.

Foto 8: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, ambulacro meridionale, ambiente con scala di servizio (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Foto 9: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, ambulacro settentrionale, ambiente con scala di servizio nei pressi dell'ingresso orientale.

Foto 9: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, ambulacro settentrionale, ambiente con scala di servizio nei pressi dell’ingresso orientale (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Ricavate nelle volte degli ambulacri (foto 6 e 7) – alcune botole, una settantina circa – attraverso un complesso sistema composto da assi in legno, catene, carrucole e ganci, consentivano un rapido sollevamento delle gabbie dai sotterranei alla platea. Il sistema fu perfettamente ricostruito da Charles Dubois in un suo saggio del 1907 (foto 10). Gli inservienti spingevano le gabbie sotto le botole, affinchè potessero essere agganciate e trainate in superficie. Al secondo livello, per compiere tale operazione si adoperavano tavole in legno poggianti sulle mensole in basalto, ancora oggi innestate nella muratura. Completata l’operazione, si azionava un asse di legno che – infisso nella muratura della ima cavea, dotato di pali di sostegno e di un braccio basculante con carrucola, catena e gancio – sollevava la gabbia per consentire all’animale, al gladiatore o all’attore di entrare direttamente in scena. Si chiudeva infine la botola con una robusta tavola in legno di quercia.

 

Foto 10: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sistema di sollevamento delle gabbie (da Dubois, 1907).

Foto 10: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sistema di sollevamento delle gabbie (da Dubois, 1907).

Alcuni ambienti preservano ancora nelle volte di copertura i fori di alloggiamento per i pali di sostegno (foto 11).

Foto 11: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, volta di un ambiente adell'ambulacro settentrionale con i fori di alloggiamento per i pali di sostegno del sistema di sollevamento delle gabbie.

Foto 11: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, volta di un ambiente dell’ambulacro settentrionale con i fori di alloggiamento per i pali di sostegno del sistema di sollevamento delle gabbie (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

 

Lungo le pareti dei sotterranei è possibile rilevare altre tracce di questo sistema (foto 12).

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Foto 12: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, sotterranei, parete settentrionale dell’ambulacro anulare meridionale (su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologica di Napoli).

Questo complesso sistema di sollevamento era probabilmente nascosto alla vista del pubblico tramite le scenografie. Questa ipotesi trova conforto sia nella posizione centrale della grande apertura rettangolare adoperata per il loro allestimento; sia nelle fonti letterarie. Narra infatti Marziale (De Spectaculis, 21 b – il numero indica il passo): «Ci meravigliamo che la terra abbia cacciato fuori da una fessura improvvisamente apertasi Orfeo rivolto all’indietro; veniva da Euridice». Possiamo quindi immaginare lo stupore e la meraviglia che questi effetti scenici generavano nel pubblico, ignaro del complesso meccanismo che la scenografia occultava alla loro vista. O ancora (De Spectaculis, 21): «L’arena ti ha offerto lo spettacolo, o imperatore, di tutto quello che, secondo la fama, il monte Rodope vide sullo scenario ove agiva Orfeo. Strisciarono le rupi, corsero le foreste stupende come si narra fosse il bosco delle, Esperidi. C’era ogni tipo di bestie feroci mescolato al bestiame domestico e si librarono uccelli sopra il poeta, che tuttavia cadde dilaniato da un orso insensibile. Questa leggenda, prima d’ora veduta in pittura, è stata in questo modo realizzata». Altri scrittori, al pari di Marziale, parlano di tigri o orsi che fuoriescono da caverne; oppure dei gladiatori che, muovendosi analogamente, dovevano affrontarli.

Il prossimo articolo sarà sul teatro di “Villa Pausylipon” a Napoli.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

F. DEMMA, Monumenti pubblici di Puteoli. Per un’Archeologia dell’Architettura, Roma 2007.

F. DUPONT, Gli spettacoli, in A. GIARDINA (a cura di), Roma antica, Roma – Bari 2000, pp. 281 – 306.

 S. DE CARO, I Campi Flegrei, Ischia, Vivara. Storia e archeologia, Napoli 2004.

A. MAIURI, I Campi Flegrei. Dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma, Roma.

MARZIALE, Gli spettacoli, Roma 1969.

SVETONIO, Le vite dei Cesari. Volume secondo. Libri IV – VIII, Torino 2008.

Per i brani tratti dalla “Vita di Augusto” (SVETONIO, Vita dei Cesari, II), mi sono avvalso della traduzione curata dalla Prof. Maria Rosa Orrù: http://professoressaorru.files.wordpress.com/2010/02/svetonio_xiicesari.pdf. Blog: http://professoressaorru.wordpress.com/.

CH. DUBOIS, Puzzoules antique. Histoire et topographie, Paris 1907.

GIANLUCA TERRANOVA canta “CARUSO” @ Arena Flegrea – Napoli – Mercoledì 27 Agosto 2014 ore 21,00.Sarà ospite Stefania De Francesco – cantante e attrice, protagonista di fiction (Un posto al sole) e spettacoli teatrali (il musical “Holliwood, ritratto di un divo”) – che interpreterà con Gianluca Terranova il brano di Lucio Dalla “Caruso”!

L’evento, finalizzato a rilanciare la tradizione musicale napoletana nel mondo rievocando la figura di Enrico Caruso, avrà luogo 27 agosto 2014, alle ore 21, presso l’Arena Flegrea di Napoli.

Costo dei biglietti:

CAVEA BASSA NUMERATA € 23,00 prevendita inclusa + diritti di agenzia

CAVEA ALTA NUMERATA € 23,00 prevendita inclusa + diritti di agenzia

I biglietti sono in vendita presso la MC Revolution, Via Giulio Palermo 124 – 80131 – Napoli, tel. 0815456196. Sito internet: http://www.mcrevolution.it/ . E-mail: info@mcrevolution.it.

Per raggiungere l’agenzia:

  1. linea 1 della metropolitana, fermata Rione Alto (l’agenzia è situata a 50 mt. di distanza);

  2. Uscita Tangenziale Camaldoli o Zona Ospedaliera.

La musica napoletana ha rappresentato l’Italia nel mondo per oltre un secolo. Uno dei suoi più noti interpreti fu proprio Enrico Caruso, morto a Napoli il 2 agosto 1921, una vera icona della canzone napoletana grazie alla sua impareggiabile voce. Uno dei pochi interpreti capaci di far rivivere l’intensità, il calore mediterraneo, la potenza vocale ed il talento di Enrico Caruso, è il tenore Gianluca Terranova, protagonista dello spettacolo e della fiction RAI, trasmessa nel 2012. A due anni di distanza dalla fiction e dal CD intitolato “Terranova canta Caruso”, renderà nuovamente omaggio al celebre tenore con questo spettacolo, accompagnato dall’orchestra del maestro Leonardo Quadrini composta da 120 elementi. Nel corso dell’evento, dedicato alle melodie napoletane che la voce di Caruso diffuse nel mondo, Gianluca Terranova interpreterà il brano inedito “‘O sole ‘e Napule”, scritto dallo stesso Terranova e dal musicista e regista Stefano Reali, che descrive la storia d’amore tra il tenore e Ada Giachetti. Allo spettacolo parteciperà inoltre, in veste di ospite, la cantante e attrice Stefania De Francesco, che interpreterà insieme a Gianluca Terranova il brano di Lucio Dalla “Caruso”.