Turismo culturale

Salve, mi chiamo Paolo Gravina e sono una Guida turistica della Regione Campania. Attraverso questa pubblicizzerò i miei tour, le iniziative, le meraviglie archeologiche e monumentali della mia Regione. Porta scarpe comode; è il miglior modo per visitare la Campania.

THEATRES AND AMPHITEATRES INTO THE ROMAN CAMPANIA . THE “FLAVIUS AMPHITHEATRE” IN POZZUOLI: 1st PART.

Paolo Gravina, Tourist Guide in Naples and its surroundings - Guida turistica in Napoli e dintorni.

This article about the “Flavius Amphiteatre” opens a series entitled “Theatres and Amphtheatres into the Roman Campania”. All pictures were made upon permission by the Superintendence to the Archaeological Heritage n. 10793 of 10th July 2014, with the exception of the first two.

Picture 1. Greek theatre of Epidaurus. Picture 1. Greek theatre of Epidaurus.

In this series I’ll not follow a strictly chronological order. I’ll begin to treat this subject from the most famous monuments, such as the amphitheatres of Pozzuoli and Santa Maria Capua Vetere, to the less known – but not less fascinating – buildings, such as the theatre of Cales (Calvi Risorta near Caserta) and the one of Villa Pausylipon in Naples. What distinguishes an amphitheatre from a theatre? As a first step I have to clear up this point: the Roman amphitheatre is an evolution of the Greek theatre, whose quite semicircular plan didn’t change from the Greek era to…

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TEATRI E ANFITEATRI NELLA CAMPANIA FELIX. L’ANFITEATRO FLAVIO DI POZZUOLI

Paolo Gravina, Tourist Guide in Naples and its surroundings - Guida turistica in Napoli e dintorni.

Questo articolo, dedicato all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, è il primo di una serie intitolata “Teatri e anfiteatri nella Campania Felix”. Le foto del presente articolo, tranne le prime due, sono state eseguite su autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli n. 10793 del 10/07/2014. Nella stesura di questa serie non osserverò un rigoroso ordine cronologico, ma inizierò la trattazione dai monumenti più noti al grande pubblico, come gli anfiteatri di Pozzuoli e di Santa Maria Capua Vetere, per poi analizzare le strutture meno note – ma non per questo meno affascinanti – come i teatri di Cales (Calvi, presso Capua), e di “Villa Pausylipon” a Napoli. Sul piano strutturale, tuttavia, cosa distingue un teatro da un anfiteatro? In via preliminare, va chiarito un punto: l’anfiteatro romano non è altro che un’evoluzione del teatro, la cui pianta a semicerchio quasi perfetto resterà sostanzialmente invariata dall’età greca…

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Anfiteatro Flavio. Parte seconda: i sotterranei.

Paolo Gravina, Tourist Guide in Naples and its surroundings - Guida turistica in Napoli e dintorni.

Per la prima parte dell’articolo, clicca qui: http://wp.me/p4swij-2r.

Cari amici vicini e lontani, come promesso ecco la seconda parte dell’articolo sull’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Anche in questo caso tutte le foto, tranne la prima, sono state su eseguite su autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli n. 10793 del 10/07/2014.

Gli anfiteatri, diversamente dai teatri, disponevano anche di ambienti di servizio atti ad ospitare le gabbie delle fiere, i gladiatori, i macchinari, le scenografie. A differenza degli anfiteatri più antichi – come quelli di Pompei, Cuma, Teano, Nola o Liternum – dove tali ambienti erano dislocati al di sotto della cavea, l’anfiteatro di Pozzuoli dispone di sotterranei, in quanto questi spazi furono funzionalmente ricavati al di sotto dell’arena (foto 1). 

Foto 1: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, pianta dei sotterranei. Foto 1: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, pianta dei sotterranei.

I sotterranei replicano in pianta l’assetto strutturale dell’arena. Due ambulacri che si incrociano perpendicolarmente al centro, posti in corrispondenza degli…

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“ORI, ARGENTI, GEMME E SMALTI DELLA NAPOLI ANGIOINA. 1266 – 1380”. I capolavori dell’oreficeria gotica angioina in mostra a Napoli presso il Museo del Tesoro di San Gennaro. Fino al 31 dicembre 2014, a tutti coloro che vogliano effettuare un tour nel centro storico di Napoli, includendovi una visita alla mostra, sarà applicato uno sconto del 10%.

Paolo Gravina, Tourist Guide in Naples and its surroundings - Guida turistica in Napoli e dintorni.

Fino al 31 dicembre 2014 saranno in mostra presso il Museo del Tesoro di San Gennaro a Napoli i capolavori di oreficeria sacra commissionati dagli Angiò per alcune chiese, come il Duomo di Napoli, la parrocchiale di Santa Vittoria in Matenano, la Basilica di San Nicola di Bari. Questa mostra offre la possibilità per la prima, e forse unica volta di vedere da vicino il busto argenteo di San Gennaro (foto 1) – posto all’inizio del percorso – che, per la doratura del volto, i napoletani chiamano “faccia ‘ngialluta”. Il busto fu eseguito nel 1304 su commissione del re Carlo II d’Angiò da tre orafi francesi (Etienne Godefroy, Milet d’Auxerre e Guillaume de Verdelay), e donato l’anno successivo alla cattedrale. Nel percorso sono presenti anche altri notevoli capolavori di oreficeria gotica come i pastorali di Atri e di Sorrento; il reliquiario per le ampolle con il sangue del Santo, appartenente alla collezione…

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TRACES OF MIDDLE AGES ALONG VIA DEI TRIBUNALI IN THE OLD TOWN OF NAPLES

Paolo Gravina, Tourist Guide in Naples and its surroundings - Guida turistica in Napoli e dintorni.

by

PAOLO GRAVINA

paologravina7@gmail.com

If you want to read a quite literal translation in italian, please click here: http://paologravina7.com/2014/12/01/tracce-di-medioevo-lungo-via-tribunali-nel-cuore-antico-di-napoli/.

Se vuoi leggere una traduzione quasi letterale in italiano, clicca qui: http://paologravina7.com/2014/12/01/tracce-di-medioevo-lungo-via-tribunali-nel-cuore-antico-di-napoli/.

Naples is like a book to skim through, where the history could be read page by page. Naples is a layering of facts and events, where the appearances could be deceiving. Churches and palaces were constantly restructured over centuries, due to changes in style related to taste and cultural instances of the ages that have passed through. Not by chance, many neapolitan churches, founded in the Middle Ages or Early Christian period, have completely lost their original appearance in order to be adapted to the canons of the Council of Trent during 16th century, assuming therefore a Baroque shape. These changes are evident along the path of Via dei Tribunali. At the beginning of the road…

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Duomo di Casertavecchia

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Dedicata all’Arcangelo Michele, la Cattedrale di Casertavecchia, uno dei più importanti monumenti romanici della Campania, fu edificata a partire dal 1113 da Rainulfo, citato per la prima volta in qualità di vescovo della nuova diocesi casertana nella bolla emanata proprio nello stesso anno da Sennete, vescovo di Capua. La costruzione dell’edificio proseguì sotto il successore Nicola I (come dimostrano le lapidi sovrastante i portali laterali) e si concluse nel 1153 con il vescovo Giovanni I, come attestato dalla scritta incisa sull’architrave, che recita “UNDECIES CENTUm QUINQUAGENIS TRIBUS ANNIS STAT MURI MARMORE SEPTI MEQUE MINUS ERUGI QUAmQUAm AsSESSORE JOHanNE”, la cui traduzione dovrebbe essere questa “Anno 1153 dal Verbo Incarnato, i muri si presentano guarniti di marmo, essendo io Giovanni, quantunque Vescovo, da meno di Erugo” (traduzione tratta da T. NAPOLETANO, “Il duomo nel borgo antico di Caserta”, Narni – Terni 1975, pag. 11). La cattedrale ha una pianta a…

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Tracce di Medioevo lungo via Tribunali, nel cuore antico di Napoli.

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Per una traduzione quasi letterale in inglese, clicca qui: http://wp.me/p4swij-5h.

If you want to read a quite literal translation in english, please click here: http://wp.me/p4swij-5h.

Napoli è come un libro da sfogliare, dove la storia si legge pagina per pagina e le tracce del passato si sovrappongono. Napoli è una stratificazione di fatti e vicende, dove l’apparenza inganna. Chiese e palazzi hanno costantemente subito ristrutturazioni e mutamenti di stile legati al gusto e alle istanze culturali delle epoche che hanno attraversato. Non a caso molte chiese napoletane fondate nel Medioevo o in età paleocristiana hanno del tutto perduto il loro aspetto originario per adeguarsi ai canoni emanati dal Concilio di Trento nel corso del Cinquecento, assumendo quindi una veste barocca. Queste trasformazioni risultano evidenti lungo via Tribunali. Nel tratto iniziale, compreso tra Vico San Pietro a Majella e piazza San Gaetano, si susseguono quattro monumenti di grande importanza per l’arte…

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Tracce di Medioevo lungo via Tribunali, nel cuore antico di Napoli.

Per una traduzione quasi letterale in inglese, clicca qui: http://wp.me/p4swij-5h.

If you want to read a quite literal translation in english, please click here: http://wp.me/p4swij-5h.

Napoli è come un libro da sfogliare, dove la storia si legge pagina per pagina e le tracce del passato si sovrappongono. Napoli è una stratificazione di fatti e vicende, dove l’apparenza inganna. Chiese e palazzi hanno costantemente subito ristrutturazioni e mutamenti di stile legati al gusto e alle istanze culturali delle epoche che hanno attraversato. Non a caso molte chiese napoletane fondate nel Medioevo o in età paleocristiana hanno del tutto perduto il loro aspetto originario per adeguarsi ai canoni emanati dal Concilio di Trento nel corso del Cinquecento, assumendo quindi una veste barocca. Queste trasformazioni risultano evidenti lungo via Tribunali. Nel tratto iniziale, compreso tra Vico San Pietro a Majella e piazza San Gaetano, si susseguono quattro monumenti di grande importanza per l’arte napoletana del Medioevo. Il primo di questi è la chiesa di San Pietro a Majella, fondata insieme al vicino convento – che attualmente ospita il noto conservatorio – all’inizio del Trecento da Giovanni Pipino da Barletta, importante personaggio di corte in quanto maestro razionale della Curia all’epoca di Carlo II d’Angiò. La chiesa consta di una pianta a tre navate, con tetto a capriate nella navata centrale e volte a crociera in quelle laterali (foto 1), secondo uno schema precedentemente adottato in altri prestigiosi edifici come San Domenico Maggiore. Le navate sono divise da pilastri a fascio a sezione rettangolare, con semi-colonne su tre lati che sorreggono i costoloni delle volte a crociera sulle navate laterali.

Napoli, San Pietro a Majella, pianta.

Foto 1: Napoli, San Pietro a Majella, pianta (da C. BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. L’architettura religiosa nell’Italia angioina, 1266 – 1343, Roma 2005, p. 192).

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, interno.

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, interno.

La presenza di un’abside rettilinea, più che “a suggestioni cistercensi”, sembra essere legata alla ristrettezza dello spazio, dovuta alla presenza di Vico storto San Pietro a Majella – la tortuosa strada che separa la chiesa dal Convento di San Domenico Maggiore – e di Piazzetta Casanova, coincidenti con l’antico tracciato viario che, oltrepassando le antiche mura difensive in corrispondenza di Porta Donnorso (oggi non più esistente, ma nota alle fonti medievali come “Porta de domino Ursitate”), congiungeva il centro della città al porto e a Castel Nuovo (il “Maschio angioino”, residenza cittadina dei sovrani). Le più antiche testimonianze affermano che la chiesa avesse dimensioni ben più ridotte di quelle attuali, con la facciata allineata al campanile, alla cui base si apre uno dei due ingressi, l’unico ad aver conservato la struttura originaria.

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, lato orientale con campanile.

Foto 3: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, lato orientale con campanile.

La chiesa aveva forse pianta quadrata. Tra il Trecento ed il Quattrocento l’edificio subì una serie di trasformazioni che portarono ad un ampliamento del transetto con l’aggiunta di due cappelle alle estremità opposte (la cappella Leonessa a Nord, e la cappella Pipino a Sud), ed allo spostamento della facciata con l’allungamento delle navate. Per questi ultimi lavori, che interessarono anche il convento, Alfonso d’Aragona, Duca di Calabria, concesse l’ingente somma di duemila ducati per convincere i frati celestini di Santa Caterina a Formiello (presso Porta Capuana) a trasferirsi nel convento di San Pietro a Maiella affinché potesse ingrandire la propria dimora della Duchesca (quartiere posto nei pressi dell’odierna Piazza Garibaldi).

La chiesa fu poi ristrutturata in stile barocco intorno alla metà del Seicento, quando furono trasformate alcune cappelle, ed eseguiti il portale di facciata, realizzato su commissione della Principessa di Conca, Giovanna Zunica (foto 4); l’altare maggiore, opera di Pietro e Bartolomeo Ghetti, su disegno di Cosimo Fanzago (foto 5); ed il soffitto a cassettoni, un prezioso lavoro d’intaglio in legno dorato, realizzato da artigiani napoletani su progetto dell’architetto certosino Bonaventura Presti (foto 6).

Foto 5: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, facciata.

Foto 4: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, facciata.

Foto 5: Cosimo Fanzago, altare maggiore. Napoli, chiesa di San Pietro Maiella.

Foto 5: Cosimo Fanzago, altare maggiore. Napoli, chiesa di San Pietro Maiella (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Foto 6: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, soffitto a cassettoni.

Foto 6: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, soffitto a cassettoni (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Il soffitto rappresenta una delle più brillanti realizzazioni dell’arte barocca napoletana. Racchiude infatti le tele che Mattia Preti eseguì tra il 1657 ed il 1659, raffigurandovi soggetti ispirati alla vita di Pietro da Morrone (papa Celestino V) nella navata centrale (foto 7), e di Santa Caterina d’Alessandria, nel transetto.

Foto 7: Mattia Preti, "Celestino V prende possesso della sede pontificia, preceduto da Carlo II d'Angiò con la croce". Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella.

Foto 7: Mattia Preti, “Celestino V prende possesso della sede pontificia, preceduto da Carlo II d’Angiò con la croce”. Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Autentici capolavori di arte medievale sono gli affreschi delle cappelle Leonessa e Pipino, dislocate alle estremità opposte del transetto. La Cappella Leonessa, all’estremità settentrionale, preserva ancora oggi buona parte del ciclo di affreschi, eseguito intorno alla metà del Trecento, al tempo della prima ristrutturazione dell’edificio. Gli affreschi che rivestono le pareti perimetrali sono divisi in due fasce sovrapposte: quella inferiore, caratterizzata da una successione di tondi con busti di santi (foto 8); e quella superiore, ove sono raffigurate “Storie di San Martino”.

Foto: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Leonessa, tondo con busto della Maddalena.

Foto 8: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Leonessa, tondo con busto della Maddalena.

Il cielo stellato che orna le lunette della volta a crociera accoglie, invece, tondi recanti le effigi dei Dottori della Chiesa e di Santi, ognuna delle quali è affiancata da angeli.

Sul braccio meridionale si apre invece la cappella Pipino, fondata intorno alla metà del Trecento da Giovanni Pipino, conte di Altamura e Minervino Murge, morto nel 1356, da non confondere con l’omonimo fondatore della chiesa. Le pareti perimetrali presentano un ciclo di affreschi con “Storie della vita di Cristo” di grande qualità stilistica.

Lungo il braccio meridionale del transetto, tra la prima e la seconda cappella, compare l’effigie della “Madonna dell’Umiltà”, eseguita verso la fine del Trecento (foto 9).

Foto 9: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, "Madonna dell'Umiltà".

Foto 9: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, “Madonna dell’Umiltà”.

Sul piano architettonico, di grande interesse è il campanile a cinque piani sormontati da una cuspide piramidale (foto 3). La struttura sembra riprodurre, nei suoi elementi essenziali, il campanile della cattedrale di Lucera (http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_%28Lucera%29). A tal riguardo, è interessante notare che lo stesso fondatore di San Pietro a Maiella, Giovanni Pipino da Barletta, ebbe da Carlo II d’Angiò l’incarico di sterminare la colonia saracena che l’imperatore Federico II di Svevia insediò proprio a Lucera, la cui cattedrale rappresenta ancora oggi uno dei più integri esempi di architettura gotica angioina. L’edificio fu fondato probabilmente dallo stesso Carlo II d’Angiò.

Proseguendo verso Piazza San Gaetano, sul lato sinistro sorge un monumento di grande importanza architettonica, artistica e letteraria: la cappella Pontano (foto 10). L’edificio – fondato nel 1490 dall’umanista Giovanni Pontano per accogliervi le spoglie della moglie Adriana Sassone, morta proprio in quell’anno – presenta una pianta rettangolare ad aula unica con volta a botte. La cappella preserva al suo interno uno splendido pavimento maiolicato, uno dei pochi databili alla fine del Quattrocento, e la “Madonna con Bambino” affrescata da Francesco Cicino da Caiazzo sulla parete di fondo, al di sopra dell’altare che, nelle intenzioni del Pontano, avrebbe dovuto accogliere la preziosa reliquia del braccio di Tito Livio.

Foto 10: Napoli, cappella Pontano.

Foto 10: Napoli, cappella Pontano.

Le pareti perimetrali in tufo grigio, presentano una decorazione architettonica composta da cornici e lesene con capitelli ionici che suddividono l’intera superficie in una sequenza di riquadri rettangolari che racchiudono le finestre. Ogni finestra, inoltre, è fiancheggiata dalle lapidi commemorative in latino e greco, dettate dallo stesso Pontano. La cappella, che poggia su un alto basamento (o stilobate), dispone anche di una cripta. L’architetto della cappella – malgrado Bernardo De Dominici nelle sue Vite de’ pittori, scultori e architetti napoletani ne abbia attribuito la costruzione ad un certo Andrea Ciccione personaggio più di fantasia che reale – secondo alcuni studiosi, come Roberto Pane, sarebbe stato Fra’ Giocondo da Verona. Lo stesso studioso, attribuì successivamente il progetto a Francesco di Giorgio Martini.

Sullo slargo antistante la cappella prospetta la monumentale facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, ricostruita nel Seicento sul luogo dove sorgeva una basilica paleocristiana fondata nel VI secolo d. C. dal vescovo di Napoli Pomponio, di cui non rimane più alcuna traccia visibile. Il nome deriva dalla presenza, all’interno dell’edificio, di una pietra con una croce incisa, sulla quale fu collocata un’immagine della Vergine. L’elemento di maggiore interesse ai fini del nostro discorso, è sicuramente il campanile (foto 11), databile al Decimo o all’Undicesimo secolo, raro esempio di architettura romanica a Napoli.

Foto 11: Napoli, campanile della Pietrasanta.

Foto 11: Napoli, campanile della Pietrasanta.

Questo edificio rappresenta una sorta di palinsesto dell’arte napoletana dall’età romana all’Alto Medioevo, in quanto ricco di elementi di spoglio: colonne (foto 12 e 13); un altare (foto 14); un fregio architettonico (foto 15), e un rocco di colonna (foto 16). Nelle pareti interne dell’arco a tutto sesto sottostante il campanile furono inseriti anche alcuni basoli stradali (foto 17).

Foto 12:  Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 12: Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 13:  Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 13: Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 14: Napoli, campanile della Pietrasanta, altare romano.

Foto 14: Napoli, campanile della Pietrasanta, altare romano.

Foto 15: Napoli, campanile della Pietrasanta, fregio.

Foto 15: Napoli, campanile della Pietrasanta, fregio.

Foto 16: Napoli, campanile della Pietrasanta, rocco di colonna.

Foto 16: Napoli, campanile della Pietrasanta, rocco di colonna.

Foto 17: Napoli, campanile della Pietrasanta, basoli nella parete dell'arco.

Foto 17: Napoli, campanile della Pietrasanta, basoli nella parete dell’arco a tutto sesto.

Dopo alcuni metri, superando l’incrocio con via Nilo e via Atri, si nota un portico in piperno con archi acuti alternati ad aperture a tutto sesto, unica traccia del “Palazzo dell’Imperatore” o di “Filippo d’Angiò” (foto 18). Di questo palazzo, fatto edificare da Filippo d’Angiò al tempo del suo matrimonio con Caterina di Valois, figlia dell’Imperatore d’Oriente Baldovino II, restano oltre al portico anche il prezioso portale in marmo, ornato con lo stemma della dinastia reale angioina (foto 19). Per coloro che vogliano approfondire l’argomento, al termine dell’articolo vi è una breve bibliografia.

Foto 18: Napoli, palazzo "dell'Imperatore" o di "Filippo d'Angiò", portico.

Foto 18: Napoli, palazzo “dell’Imperatore” o di “Filippo d’Angiò”, portico.

Foto 19: Napoli, palazzo "dell'Imperatore" o "di Filippo d'Angiò", portale.

Foto 19: Napoli, palazzo “dell’Imperatore” o “di Filippo d’Angiò”, portale.

PAOLO GRAVINA.

BIBLIOGRAFIA MINIMA:

V. REGINA, Napoli antica. Una splendida passeggiata tra i monumenti, le chiese, i palazzi, le strade, i luoghi perduti e le leggende popolari del centro antico di una città ricca di storia e di cultura, Roma 1994, pp. 124 – 134.

Napoli sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7, Napoli (2010).

C. BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. L’architettura religiosa nell’Italia angioina (1266 – 1343), Roma 2005, pp. 191 – 193.

43 // Versi dell’esilio, Ibn Hamdis

Bellissimo blog di poesia e letteratura.

Peripli // home

(Photo Giovanni Asmundo)

Alcuni dei più appassionati e dolenti versi dedicati all’esilio dalla terra natìa.

Dal Diwan di Ibn Hamdis, poeta arabo siciliano (1056-1133). Traduzione di Michele Amari.

Custodisca Iddio una casa di Noto e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!

Con nostalgia filiale anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle belle sue donne.

E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella brama col corpo fare ritorno.

Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le tracce e le rovine!

Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate le membra e le ossa dei miei avi.

Ibn Hamdis

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Scoperto sui fondali nel bacino di attracco degli aliscafi il porto romano di Lipari, nelle Eolie. Tunnel trasparenti sottomarini permetteranno di visitarlo “all’asciutto”

Spettacolare scoperta.

archeologiavocidalpassato

Le monumentali strutture del porto romano di Lipari scoperto sui fondali di Sottomonastero Le monumentali strutture del porto romano di Lipari scoperto sui fondali di Sottomonastero

Le acque blu del mare dell'isola di Lipari nell'arcipelago delle Eolie in Sicilia Le acque blu del mare dell’isola di Lipari nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia

Strutture murarie possenti e basi di colonne monumentali, probabilmente riciclate da un vicino tempio: prende forma il porto romano dell’isola di Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, immerse nel mare di Sicilia prospiciente Milazzo. Ma quelle banchine destinate ad accogliere duemila anni fa merci, soldati e mercanti, oggi costituiscono un prezioso sito archeologico sommerso, riaffiorato al centro dell’odierna area portuale di Sottomonastero, in prossimità del molo di attracco degli aliscafi. Così se quattro anni fa la soprintendenza del Mare gridò “alla scoperta del secolo”, in questi giorni a conclusione della seconda campagna di scavo denominata “Archeoeolie 2014” condotta dalla soprintendenza del Mare diretta da Sebastiano Tusa, si ha la certezza non solo dell’importanza archeologica e storica del porto romano di Lipari ma anche della sua valenza…

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