#arteromana

Tracce di Medioevo lungo via Tribunali, nel cuore antico di Napoli.

Per una traduzione quasi letterale in inglese, clicca qui: http://wp.me/p4swij-5h.

If you want to read a quite literal translation in english, please click here: http://wp.me/p4swij-5h.

Napoli è come un libro da sfogliare, dove la storia si legge pagina per pagina e le tracce del passato si sovrappongono. Napoli è una stratificazione di fatti e vicende, dove l’apparenza inganna. Chiese e palazzi hanno costantemente subito ristrutturazioni e mutamenti di stile legati al gusto e alle istanze culturali delle epoche che hanno attraversato. Non a caso molte chiese napoletane fondate nel Medioevo o in età paleocristiana hanno del tutto perduto il loro aspetto originario per adeguarsi ai canoni emanati dal Concilio di Trento nel corso del Cinquecento, assumendo quindi una veste barocca. Queste trasformazioni risultano evidenti lungo via Tribunali. Nel tratto iniziale, compreso tra Vico San Pietro a Majella e piazza San Gaetano, si susseguono quattro monumenti di grande importanza per l’arte napoletana del Medioevo. Il primo di questi è la chiesa di San Pietro a Majella, fondata insieme al vicino convento – che attualmente ospita il noto conservatorio – all’inizio del Trecento da Giovanni Pipino da Barletta, importante personaggio di corte in quanto maestro razionale della Curia all’epoca di Carlo II d’Angiò. La chiesa consta di una pianta a tre navate, con tetto a capriate nella navata centrale e volte a crociera in quelle laterali (foto 1), secondo uno schema precedentemente adottato in altri prestigiosi edifici come San Domenico Maggiore. Le navate sono divise da pilastri a fascio a sezione rettangolare, con semi-colonne su tre lati che sorreggono i costoloni delle volte a crociera sulle navate laterali.

Napoli, San Pietro a Majella, pianta.

Foto 1: Napoli, San Pietro a Majella, pianta (da C. BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. L’architettura religiosa nell’Italia angioina, 1266 – 1343, Roma 2005, p. 192).

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, interno.

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, interno.

La presenza di un’abside rettilinea, più che “a suggestioni cistercensi”, sembra essere legata alla ristrettezza dello spazio, dovuta alla presenza di Vico storto San Pietro a Majella – la tortuosa strada che separa la chiesa dal Convento di San Domenico Maggiore – e di Piazzetta Casanova, coincidenti con l’antico tracciato viario che, oltrepassando le antiche mura difensive in corrispondenza di Porta Donnorso (oggi non più esistente, ma nota alle fonti medievali come “Porta de domino Ursitate”), congiungeva il centro della città al porto e a Castel Nuovo (il “Maschio angioino”, residenza cittadina dei sovrani). Le più antiche testimonianze affermano che la chiesa avesse dimensioni ben più ridotte di quelle attuali, con la facciata allineata al campanile, alla cui base si apre uno dei due ingressi, l’unico ad aver conservato la struttura originaria.

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, lato orientale con campanile.

Foto 3: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, lato orientale con campanile.

La chiesa aveva forse pianta quadrata. Tra il Trecento ed il Quattrocento l’edificio subì una serie di trasformazioni che portarono ad un ampliamento del transetto con l’aggiunta di due cappelle alle estremità opposte (la cappella Leonessa a Nord, e la cappella Pipino a Sud), ed allo spostamento della facciata con l’allungamento delle navate. Per questi ultimi lavori, che interessarono anche il convento, Alfonso d’Aragona, Duca di Calabria, concesse l’ingente somma di duemila ducati per convincere i frati celestini di Santa Caterina a Formiello (presso Porta Capuana) a trasferirsi nel convento di San Pietro a Maiella affinché potesse ingrandire la propria dimora della Duchesca (quartiere posto nei pressi dell’odierna Piazza Garibaldi).

La chiesa fu poi ristrutturata in stile barocco intorno alla metà del Seicento, quando furono trasformate alcune cappelle, ed eseguiti il portale di facciata, realizzato su commissione della Principessa di Conca, Giovanna Zunica (foto 4); l’altare maggiore, opera di Pietro e Bartolomeo Ghetti, su disegno di Cosimo Fanzago (foto 5); ed il soffitto a cassettoni, un prezioso lavoro d’intaglio in legno dorato, realizzato da artigiani napoletani su progetto dell’architetto certosino Bonaventura Presti (foto 6).

Foto 5: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, facciata.

Foto 4: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, facciata.

Foto 5: Cosimo Fanzago, altare maggiore. Napoli, chiesa di San Pietro Maiella.

Foto 5: Cosimo Fanzago, altare maggiore. Napoli, chiesa di San Pietro Maiella (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Foto 6: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, soffitto a cassettoni.

Foto 6: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, soffitto a cassettoni (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Il soffitto rappresenta una delle più brillanti realizzazioni dell’arte barocca napoletana. Racchiude infatti le tele che Mattia Preti eseguì tra il 1657 ed il 1659, raffigurandovi soggetti ispirati alla vita di Pietro da Morrone (papa Celestino V) nella navata centrale (foto 7), e di Santa Caterina d’Alessandria, nel transetto.

Foto 7: Mattia Preti, "Celestino V prende possesso della sede pontificia, preceduto da Carlo II d'Angiò con la croce". Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella.

Foto 7: Mattia Preti, “Celestino V prende possesso della sede pontificia, preceduto da Carlo II d’Angiò con la croce”. Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Autentici capolavori di arte medievale sono gli affreschi delle cappelle Leonessa e Pipino, dislocate alle estremità opposte del transetto. La Cappella Leonessa, all’estremità settentrionale, preserva ancora oggi buona parte del ciclo di affreschi, eseguito intorno alla metà del Trecento, al tempo della prima ristrutturazione dell’edificio. Gli affreschi che rivestono le pareti perimetrali sono divisi in due fasce sovrapposte: quella inferiore, caratterizzata da una successione di tondi con busti di santi (foto 8); e quella superiore, ove sono raffigurate “Storie di San Martino”.

Foto: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Leonessa, tondo con busto della Maddalena.

Foto 8: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Leonessa, tondo con busto della Maddalena.

Il cielo stellato che orna le lunette della volta a crociera accoglie, invece, tondi recanti le effigi dei Dottori della Chiesa e di Santi, ognuna delle quali è affiancata da angeli.

Sul braccio meridionale si apre invece la cappella Pipino, fondata intorno alla metà del Trecento da Giovanni Pipino, conte di Altamura e Minervino Murge, morto nel 1356, da non confondere con l’omonimo fondatore della chiesa. Le pareti perimetrali presentano un ciclo di affreschi con “Storie della vita di Cristo” di grande qualità stilistica.

Lungo il braccio meridionale del transetto, tra la prima e la seconda cappella, compare l’effigie della “Madonna dell’Umiltà”, eseguita verso la fine del Trecento (foto 9).

Foto 9: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, "Madonna dell'Umiltà".

Foto 9: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, “Madonna dell’Umiltà”.

Sul piano architettonico, di grande interesse è il campanile a cinque piani sormontati da una cuspide piramidale (foto 3). La struttura sembra riprodurre, nei suoi elementi essenziali, il campanile della cattedrale di Lucera (http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_%28Lucera%29). A tal riguardo, è interessante notare che lo stesso fondatore di San Pietro a Maiella, Giovanni Pipino da Barletta, ebbe da Carlo II d’Angiò l’incarico di sterminare la colonia saracena che l’imperatore Federico II di Svevia insediò proprio a Lucera, la cui cattedrale rappresenta ancora oggi uno dei più integri esempi di architettura gotica angioina. L’edificio fu fondato probabilmente dallo stesso Carlo II d’Angiò.

Proseguendo verso Piazza San Gaetano, sul lato sinistro sorge un monumento di grande importanza architettonica, artistica e letteraria: la cappella Pontano (foto 10). L’edificio – fondato nel 1490 dall’umanista Giovanni Pontano per accogliervi le spoglie della moglie Adriana Sassone, morta proprio in quell’anno – presenta una pianta rettangolare ad aula unica con volta a botte. La cappella preserva al suo interno uno splendido pavimento maiolicato, uno dei pochi databili alla fine del Quattrocento, e la “Madonna con Bambino” affrescata da Francesco Cicino da Caiazzo sulla parete di fondo, al di sopra dell’altare che, nelle intenzioni del Pontano, avrebbe dovuto accogliere la preziosa reliquia del braccio di Tito Livio.

Foto 10: Napoli, cappella Pontano.

Foto 10: Napoli, cappella Pontano.

Le pareti perimetrali in tufo grigio, presentano una decorazione architettonica composta da cornici e lesene con capitelli ionici che suddividono l’intera superficie in una sequenza di riquadri rettangolari che racchiudono le finestre. Ogni finestra, inoltre, è fiancheggiata dalle lapidi commemorative in latino e greco, dettate dallo stesso Pontano. La cappella, che poggia su un alto basamento (o stilobate), dispone anche di una cripta. L’architetto della cappella – malgrado Bernardo De Dominici nelle sue Vite de’ pittori, scultori e architetti napoletani ne abbia attribuito la costruzione ad un certo Andrea Ciccione personaggio più di fantasia che reale – secondo alcuni studiosi, come Roberto Pane, sarebbe stato Fra’ Giocondo da Verona. Lo stesso studioso, attribuì successivamente il progetto a Francesco di Giorgio Martini.

Sullo slargo antistante la cappella prospetta la monumentale facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, ricostruita nel Seicento sul luogo dove sorgeva una basilica paleocristiana fondata nel VI secolo d. C. dal vescovo di Napoli Pomponio, di cui non rimane più alcuna traccia visibile. Il nome deriva dalla presenza, all’interno dell’edificio, di una pietra con una croce incisa, sulla quale fu collocata un’immagine della Vergine. L’elemento di maggiore interesse ai fini del nostro discorso, è sicuramente il campanile (foto 11), databile al Decimo o all’Undicesimo secolo, raro esempio di architettura romanica a Napoli.

Foto 11: Napoli, campanile della Pietrasanta.

Foto 11: Napoli, campanile della Pietrasanta.

Questo edificio rappresenta una sorta di palinsesto dell’arte napoletana dall’età romana all’Alto Medioevo, in quanto ricco di elementi di spoglio: colonne (foto 12 e 13); un altare (foto 14); un fregio architettonico (foto 15), e un rocco di colonna (foto 16). Nelle pareti interne dell’arco a tutto sesto sottostante il campanile furono inseriti anche alcuni basoli stradali (foto 17).

Foto 12:  Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 12: Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 13:  Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 13: Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 14: Napoli, campanile della Pietrasanta, altare romano.

Foto 14: Napoli, campanile della Pietrasanta, altare romano.

Foto 15: Napoli, campanile della Pietrasanta, fregio.

Foto 15: Napoli, campanile della Pietrasanta, fregio.

Foto 16: Napoli, campanile della Pietrasanta, rocco di colonna.

Foto 16: Napoli, campanile della Pietrasanta, rocco di colonna.

Foto 17: Napoli, campanile della Pietrasanta, basoli nella parete dell'arco.

Foto 17: Napoli, campanile della Pietrasanta, basoli nella parete dell’arco a tutto sesto.

Dopo alcuni metri, superando l’incrocio con via Nilo e via Atri, si nota un portico in piperno con archi acuti alternati ad aperture a tutto sesto, unica traccia del “Palazzo dell’Imperatore” o di “Filippo d’Angiò” (foto 18). Di questo palazzo, fatto edificare da Filippo d’Angiò al tempo del suo matrimonio con Caterina di Valois, figlia dell’Imperatore d’Oriente Baldovino II, restano oltre al portico anche il prezioso portale in marmo, ornato con lo stemma della dinastia reale angioina (foto 19). Per coloro che vogliano approfondire l’argomento, al termine dell’articolo vi è una breve bibliografia.

Foto 18: Napoli, palazzo "dell'Imperatore" o di "Filippo d'Angiò", portico.

Foto 18: Napoli, palazzo “dell’Imperatore” o di “Filippo d’Angiò”, portico.

Foto 19: Napoli, palazzo "dell'Imperatore" o "di Filippo d'Angiò", portale.

Foto 19: Napoli, palazzo “dell’Imperatore” o “di Filippo d’Angiò”, portale.

PAOLO GRAVINA.

BIBLIOGRAFIA MINIMA:

V. REGINA, Napoli antica. Una splendida passeggiata tra i monumenti, le chiese, i palazzi, le strade, i luoghi perduti e le leggende popolari del centro antico di una città ricca di storia e di cultura, Roma 1994, pp. 124 – 134.

Napoli sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7, Napoli (2010).

C. BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. L’architettura religiosa nell’Italia angioina (1266 – 1343), Roma 2005, pp. 191 – 193.

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THEATRES AND AMPHITEATRES INTO THE ROMAN CAMPANIA . THE “FLAVIUS AMPHITHEATRE” IN POZZUOLI: 1st PART.

This article about the “Flavius Amphiteatre” opens a series entitled “Theatres and Amphtheatres into the Roman Campania”. All pictures were made upon permission by the Superintendence to the Archaeological Heritage n. 10793 of 10th July 2014, with the exception of the first two.

Picture 1. Greek theatre of Epidaurus.

Picture 1. Greek theatre of Epidaurus.

In this series I’ll not follow a strictly chronological order. I’ll begin to treat this subject from the most famous monuments, such as the amphitheatres of Pozzuoli and Santa Maria Capua Vetere, to the less known – but not less fascinating – buildings, such as the theatre of Cales (Calvi Risorta near Caserta) and the one of Villa Pausylipon in Naples. What distinguishes an amphitheatre from a theatre? As a first step I have to clear up this point: the Roman amphitheatre is an evolution of the Greek theatre, whose quite semicircular plan didn’t change from the Greek era to the 1st century AD, as attested by the Great Theatre and the Small Theatre (or Odèion) in Pompeii, built in 2nd century b. C., and subsequently modified. At this purpose, we could compare the plan of the Greek theatre in Epidaurus (picture 1), with the one of the “Flavius Amphitheatre” in Pozzuoli (picture 2).

The invention of the amphitheatre led to an evolution of the Greek theatre in a monumental sense. The same word “amphitheatre” comes from the Greek term amphìtheatron, composed by amphì (around, on every side) and theatron (theatre). As a matter of fact, the amphitheatre originated from the contraposition of two theatres, giving to the strucuture an elliptical shape. Unlike the theatre, the amphitheatre took advantage of the natural slope of the grounds to support the cavea, which usually rested on solid bulkheads. The amphitheatres were quite always located in level places. The tiers of seats were divided vertically in four sections called “wedges” (in latin cunei), and orizontally in three sectors (praecinctiones). Each of those sectors was bound to a single class. These areas were called ima, media and summa cavea (lower, middle and higher tiers of seats). Senators could reach the lower tiers of seats (ima cavea), which sometimes could include an Authority box. The members of the equestrian class (from eques, pl. equites, a social rank whose power derived from his own wealth) could reach the media cavea (middle tiers of seats). People could reach the higher tiers of seats (summa cavea), farthest from bullring. These three sectors sometimes were overhung by a porch with columns, delimited outwards by a wall. The Flavius Amphiteatre could lodge 40.000 spectators about, and its cavea included 39 steps: 8 in the ima cavea; 16 in the media cavea; and 15 in the summa cavea. The Romans extended this division also to theatres. In fact, into the Odeon – or Small Theatre – in Pompeii, the distinction between ima and media cavea is marked by two marble balustrades decorated with winged gryphons. There’s another difference between a theatre and an amphitheatre: while in theatres the entrances were usually two, placed beside the scene, in amphitheatres the number of entrances increases. The Flavius Amphitheatre in Pozzuoli had sixteen entrances: the four main accesses, in connection with the four cardinal points, placed at the end of the middle axes of the ellipse, were preceded by a monumental porch with pillars (propylon), divided in three naves which, through many arches, allowed to enter the arena (pics 3, 4 and 5). The porch preceding the southern entrance seems to be very imposing (pic 3). At the end of this porch two stairs, placed beside the arches, led to the Authorities Gallery (pic 4).

Foto 3: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, portico monumentale (propylon) sul lato meridionale.

Picture 3: Pozzuoli, Flavius Amphitheatre, monumental porch (propylon) along the southern side.

 

Foto 4: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, cavea meridionale con palco per l'autorità

Picture 4: Pozzuoli, Flavius Amphitheatre, tiers of seats on the southern side, with the authority box.

 

Foto 5: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, portico monumentale (propylon) dell'ingresso orientale.

Picture 5: Flavius Amphitheatre, monumental porch on the eastern side

Two corridors – or ambulatories – run under tiers of seats, connecting each other the four entrances (pics 6 and 7). Other twenty stairs (vomitoria) led from the ambultories to the middle tiers of seats and the overhanging porch (pic 8).

 

Foto 6: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, ambulacro anulare sottostante la cavea meridionale.

Picture 6: Pozzuoli, Flavius Amphitheatre, ambulatory ring below the southern cavea .

 

Foto 7: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, ambulacro anulare sottostante la cavea settentrionale.

Picture 7: Pozzuoli, Flavius Amphitheatre, ambulatory ring below the northern cavea.

 

Foto 8: Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, fiancata meridionale, scalinata di accesso (vomitorium) alla precinzione alta (summa cavea).

Picture 8: Pozzuoli, Flavius Amphitheatre, the southern side, stairway (vomitorium) to the high tiers of seats (summa cavea).

At this point we might ask the following questions: what kind of events could take place into an amphitheatre? And, most of all, what were their meaning and origin? From the passages of Gaius Valerius Martial that I’ll quote subsequently, we can get a first important datum: into the amphitheatres, ill-adapted to accommodate comedies or musical performances, could take place only scenic representations, sometimes inspired by classic mythology, that I’ll indicate with their latin names: the munera gladiatoria (gladiators fightings), the venationes (hunts), and the naumachiae (namely “naval battle”).

Referring to the last category, Martial wrote (De Spectaculis, 24):  “Whosoever you are, belated spectator coming from distant lands, which care for the first time in these sacred events, don’t be deceived by the naval battle with its fleets and the resemblance of these waves with the ones of the seas. You don’t believe it? Wait until the water is no longer haunted by the battle: time will go quickly and you’ll say: But here a little while ago there was the sea“. We have to imagine, therefore, great pipelines transporting large quantities of water, and sewerages to drain them. These events could not take place in Pozzuoli’s Amphiteatre, because probably it was deprived of the useful infrastructures. This conjecture, that Charles Dubois advanced for the first time in 1907, based on the presence of an acqueduct and a sewerage that cross the basement along the minor axis of the ellipse, was resolutely confuted by Amedeo Maiuri, with this statement of motives: “But giving naval battles in a region rich in gulfs, ports and lakes, could be a non – sense: and so the arena had its stable and monumental preparation for fightings and hunts” (MAIURI A., I Campi Flegrei. Dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma, 1981, p. 51). The acqueduct and the underlying sewerage could not support the water flow necessary to set up a naval battle. Therefore, they were probably used to wash the arena and its basement; and to feed waterworks and fountains placed in various points of the building. The amphitheatre was equipped either with an highly branched waterworks, built with lead pipes; or with a system to drain rain water, with terracotta tubes and rain – pipes on the outer façades of pillars along the perimetric ambulatory. 

The word naumachia, however, indicated not only the mock battle itself, but also the place in which it could occur. Read what Suetonius says about the Emperors Augustus and Titus in two passages of his Lives of the Caesars: “…. and a naval battle, for which he ordered to dig the ground near the Tiber, where now is the Wood of Caesars” (Lives of the Caesars, II, 43 – the Roman numeral indicates the book, the Arabic number indicates the passage). And then: “He gave even a naval battle in the old Naumachia (as Naumachia we have to intend the structure that Augustus ordered to build near the Tiber’s bank, quoted in the previous passage), and gladiators fightings, and hunts with five thousands beasts of every species in one day” (Lives of the Caesars, VIII, 43). The Naumachia that i quoted in the passage II, 43 was probably covered with wooden planks, so that the “gladiators fightings” and the “hunts with five thousands beasts” could take place. Regarding gladiatorial fightings (munera gladiatoria) and hunts (venationes), some scholars have identified their origins among the Oscans, a pre – Roman population, where these events could be part of funerary rites. The same Dupont ascribes these events to the category of “rituals of separation”: «In spite of their evolution, the munera preserved some steady trait that allow us to reconstruct their religious and cultural meaning, that couldn’t always be a gift to some late relative. The same gesture that accompanied it, likened it to a human sacrifice offered to the powers of the Underworld, because the blood gushing out was given to dead, butbut the ones still alive didn’t take their part. Drinking blood, dead became anthropophagous, changing themselves into creatures unrelated to the world of gods and men, connected instead by an animal and vegetable sacrifice. The munus could be, therefore, a “ritual of separation”: according to the latin wording, calming down death could mean relegate them into a different space, into an absolutely savage dimension” (F. DUPONT, Gli spettacoli, in A. GIARDINA (edit. by), Roma antica, Roma – Bari 2008, pp. 282 – 306).

The first munus of which we have some information, was probably organized in Rome in 364 BC, by Junius Brutus in memory of his dead father. Just over following centuries gladiatorial fighitings assumed an “official dress”, preserving at the same time their memorial meaning. In 164 BC Lucius Aemilius Paulus set up in Amphipolis a munus to commemorate his victory in the battle of Pidna. These events, therefore, didn’t always take place into amphitheatres, most of all during the Republican age: from 216 BC on they were set up prevailingly into forums, the beating heart of political – administrative life of the city. In order to indicate the different structures in which these events could take place, i could quote a passage by Suetonius, previously mentioned, but quoting it completely this time: “Accordingly to number, variety and magnificence of shows he was over his predecessors. He (Augustus) says that, on behalf of his own name, he organized public shows four times and twenty-three times in honour of magistrates that were absent or poor. Sometimes he set up some show in various neighborhoods, using actors speaking all languages; he set up shows not only in forum or amphitheatre, but also in circus or polling stations, and sometimes they were only huntings; he organized also wrestling contests with athletes into the Field of Mars, where wooden benches were placed, and a naval battle, for which he ordered to dig the ground near the Tiber, where now is the Wood of Caesars” (Lives of the Caesars, II, 43). 

The venationes (hunts) had their ritual worth as well. Simulating a hunt, they could consist either in fightings between a beast and a gladiator or between two beasts: with the emperor Tiberius (14 – 37 AD), these hunts became part of munera gladiatoria (gladiator fightings). Only literature could make relive fears, excitement and feelings of gladiators and spectators, protagonists and witnesses of a cruel show. Quoting again Martial: “A tiger born between the mountains of Ircania, which was a rare specimen, accustomed to lick the hand of his tamer who entrusted it to her safely, with rabid fangs cruelly mangled a wild lion: a never seen victory, of which there’s no record over centuries. She would never dare such a bravery, as long as she lived in thick woods; after her coming between us, increased her fierceness” (De Spectaculis, 18). And then: “The hand of the strong and still young Carpophorus sticks his Noriker spears with safe blows. He brought a pair of steers on his neck without effort; he defeated a furious buffalo and a bison; escaping from him, a lion threw himself on the spears. Come on people, try now to grouse about the lenghty delays” (De Spectaculis, 23).

Several reasons led to build the Flavius Amphitheatre in Pozzuoli. We could find whether practical, or political and social reasons. Regarding the first hypothesis, the amphitheatre was built next to another one smaller and older, dating back to the 1st century BC, between the end of Republican Age and the beginning of Augustus Principate (27 BC), placed on north – east side, next to the bridge of the railway Naples – Rome, whose building led to its discovery. During the Principate of Augustus, Pozzuoli became a cosmopolite town, important enough to accomodate merchant colonies coming from all Mediterranean shores (an altar dedicated to Dusares, discovered into the sea, led to spot a colony of Nabatean merchants, coming from Jordan), the older amphitheatre became at once unsuited to contain such a big and variegated audience. Tells Suetonius: “The most comprehensive confusion and disorder reigned in performances; Augustus introduced order and discipline, urged by the insult that a senator suffered when in Pozzuoli, at the time of games to which everyone rushed, nobody received him, among many spectators. Induced therefore the Senate to decree that, during public performances, offered anywhere, the first tier of seats had to be reserved to Senators …….”. This amphitheatre was active until the 1st century AD, according to what Cassius Dio tells about it into the most argued passage of his Historia Romana, come down to us through the version that the Byzantine monk Xyphilinus drew up in 11th century. The author in fact describes the games organized in Pozzuoli in 66 AD by Patrobius, a freedman of the emperor Nero, in honour of Tiridates – brother of Vologeses, king of Parthians – who was about to receive, from the hands of the same Nero, the crown of kingdom of Armenia. On this occasion, was set up a venatio, during which Tiridates – in order to flaunt his deftness – from the same platform where he sat, killed two bulls piercing them with arrows” (Cassius Dio, Historia romana, LXIII, 3). Regarding the politic and social reasons, the Flavius Amphitheatre was built during an historical period characterized by serious tensions and civil wars. In the short span of a year, three different emperors succeded one other at the power: Galba, Oto and Vitellius. Two of them were murdered, and one – Oto – committed a suicide. Appointed as emperor by troops established in Judea, Titus Flavius Vespasian contended the power with his predecessor Vitellius, with the support of some cities, such as Pozzuoli that was rewarded with the assignment of some possessions of the nearby Capua, allied with the antagonist. The enhancement of its possessions probably increased the revenues of its Treasury, so that the city was able to complete the amphitheatre, according to what is testified by the marble tablets formerly placed upon the main entrances – and perhaps on some of secondary accesses – bearing engraved this inscription: COLONIA FLAVIA AUGUSTA / PUTEOLANA PECUNIA SUA. In this way the city wanted to pay homage changing simultaneously its toponym from COLONIA NERONIANA to COLONIA FLAVIA AUGUSTA PUTEOLANA.

BIBLIOGRAPHY:

F. DEMMA, Monumenti pubblici di Puteoli. Per un’Archeologia dell’Architettura, Roma 2007.

F. DUPONT, Gli spettacoli, in A. GIARDINA (a cura di), Roma antica, Roma – Bari 2000, pp. 281 – 306.

 S. DE CARO, I Campi Flegrei, Ischia, Vivara. Storia e archeologia, Napoli 2004.

A. MAIURI, I Campi Flegrei. Dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma, Roma.

MARZIALE, Gli spettacoli, Roma 1969.

SVETONIO, Le vite dei Cesari. Volume secondo. Libri IV – VIII, Torino 2008.

Per i brani tratti dalla “Vita di Augusto” (SVETONIO, Vita dei Cesari, II), mi sono avvalso della traduzione curata dalla Prof. Maria Rosa Orrù:http://professoressaorru.files.wordpress.com/2010/02/svetonio_xiicesari.pdf. Blog:http://professoressaorru.wordpress.com/.

CH. DUBOIS, Puzzoules antique. Histoire et topographie, Paris 1907.

Viaggi itineranti tra storia e leggenda, la storia di Roma e i culti solari nella Cripta del Virgilio Mago

 

 

Sabato 19 luglio, alle ore 15,00 presso il Parco Virgiliano di Napoli, in via Piedigrotta, a cura del centro di archeo-storia investigativa “Thelema Legge” avrà luogo un’originale iniziativa dedicata alla storia romana, ai culti misterici di Mitra e Priapo, e alla leggenda di Virgilio Mago proprio nei luoghi in cui essa fu ambientata: la Tomba di Virgilio e la Crypta Neapolitana, ossia la grotta che secondo il geografo greco Strabone sarebbe stata costruita da Lucio Cocceio Aucto su ordine di Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, e che rientrerebbe in quel complesso di gallerie realizzate per collegare Napoli e Roma al Portus Iulius, il porto che ospitava la flotta militare romana, le cui rovine si possono oggi ammirare nel tratto di mare antistante il lago Lucrino. L’iniziativa, che vedrà l’intervento dei ricercatori Laura Miriello e Nicola Laudicino, si concluderà nel colombario della tomba, con la lettura di un testo poetico dello scrittore Mario Scippa, dal titolo “Suonno Sunnato”, in cui descrive un sogno. L’evento avrà luogo il 19 ed il 20 luglio a partire dalle ore 15,00. È previsto un contributo di 5 € e la prenotazione è obbligatoria. Telefonare al numero 3206885887. Per eventuali approfondimenti e aggiornamenti, cliccare qui:https://www.facebook.com/events/265191053666835/?ref_dashboard_filter=upcoming .