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Tracce di Medioevo lungo via Tribunali, nel cuore antico di Napoli.

Per una traduzione quasi letterale in inglese, clicca qui: http://wp.me/p4swij-5h.

If you want to read a quite literal translation in english, please click here: http://wp.me/p4swij-5h.

Napoli è come un libro da sfogliare, dove la storia si legge pagina per pagina e le tracce del passato si sovrappongono. Napoli è una stratificazione di fatti e vicende, dove l’apparenza inganna. Chiese e palazzi hanno costantemente subito ristrutturazioni e mutamenti di stile legati al gusto e alle istanze culturali delle epoche che hanno attraversato. Non a caso molte chiese napoletane fondate nel Medioevo o in età paleocristiana hanno del tutto perduto il loro aspetto originario per adeguarsi ai canoni emanati dal Concilio di Trento nel corso del Cinquecento, assumendo quindi una veste barocca. Queste trasformazioni risultano evidenti lungo via Tribunali. Nel tratto iniziale, compreso tra Vico San Pietro a Majella e piazza San Gaetano, si susseguono quattro monumenti di grande importanza per l’arte napoletana del Medioevo. Il primo di questi è la chiesa di San Pietro a Majella, fondata insieme al vicino convento – che attualmente ospita il noto conservatorio – all’inizio del Trecento da Giovanni Pipino da Barletta, importante personaggio di corte in quanto maestro razionale della Curia all’epoca di Carlo II d’Angiò. La chiesa consta di una pianta a tre navate, con tetto a capriate nella navata centrale e volte a crociera in quelle laterali (foto 1), secondo uno schema precedentemente adottato in altri prestigiosi edifici come San Domenico Maggiore. Le navate sono divise da pilastri a fascio a sezione rettangolare, con semi-colonne su tre lati che sorreggono i costoloni delle volte a crociera sulle navate laterali.

Napoli, San Pietro a Majella, pianta.

Foto 1: Napoli, San Pietro a Majella, pianta (da C. BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. L’architettura religiosa nell’Italia angioina, 1266 – 1343, Roma 2005, p. 192).

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, interno.

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, interno.

La presenza di un’abside rettilinea, più che “a suggestioni cistercensi”, sembra essere legata alla ristrettezza dello spazio, dovuta alla presenza di Vico storto San Pietro a Majella – la tortuosa strada che separa la chiesa dal Convento di San Domenico Maggiore – e di Piazzetta Casanova, coincidenti con l’antico tracciato viario che, oltrepassando le antiche mura difensive in corrispondenza di Porta Donnorso (oggi non più esistente, ma nota alle fonti medievali come “Porta de domino Ursitate”), congiungeva il centro della città al porto e a Castel Nuovo (il “Maschio angioino”, residenza cittadina dei sovrani). Le più antiche testimonianze affermano che la chiesa avesse dimensioni ben più ridotte di quelle attuali, con la facciata allineata al campanile, alla cui base si apre uno dei due ingressi, l’unico ad aver conservato la struttura originaria.

Foto 2: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, lato orientale con campanile.

Foto 3: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, lato orientale con campanile.

La chiesa aveva forse pianta quadrata. Tra il Trecento ed il Quattrocento l’edificio subì una serie di trasformazioni che portarono ad un ampliamento del transetto con l’aggiunta di due cappelle alle estremità opposte (la cappella Leonessa a Nord, e la cappella Pipino a Sud), ed allo spostamento della facciata con l’allungamento delle navate. Per questi ultimi lavori, che interessarono anche il convento, Alfonso d’Aragona, Duca di Calabria, concesse l’ingente somma di duemila ducati per convincere i frati celestini di Santa Caterina a Formiello (presso Porta Capuana) a trasferirsi nel convento di San Pietro a Maiella affinché potesse ingrandire la propria dimora della Duchesca (quartiere posto nei pressi dell’odierna Piazza Garibaldi).

La chiesa fu poi ristrutturata in stile barocco intorno alla metà del Seicento, quando furono trasformate alcune cappelle, ed eseguiti il portale di facciata, realizzato su commissione della Principessa di Conca, Giovanna Zunica (foto 4); l’altare maggiore, opera di Pietro e Bartolomeo Ghetti, su disegno di Cosimo Fanzago (foto 5); ed il soffitto a cassettoni, un prezioso lavoro d’intaglio in legno dorato, realizzato da artigiani napoletani su progetto dell’architetto certosino Bonaventura Presti (foto 6).

Foto 5: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, facciata.

Foto 4: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, facciata.

Foto 5: Cosimo Fanzago, altare maggiore. Napoli, chiesa di San Pietro Maiella.

Foto 5: Cosimo Fanzago, altare maggiore. Napoli, chiesa di San Pietro Maiella (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Foto 6: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, soffitto a cassettoni.

Foto 6: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, soffitto a cassettoni (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Il soffitto rappresenta una delle più brillanti realizzazioni dell’arte barocca napoletana. Racchiude infatti le tele che Mattia Preti eseguì tra il 1657 ed il 1659, raffigurandovi soggetti ispirati alla vita di Pietro da Morrone (papa Celestino V) nella navata centrale (foto 7), e di Santa Caterina d’Alessandria, nel transetto.

Foto 7: Mattia Preti, "Celestino V prende possesso della sede pontificia, preceduto da Carlo II d'Angiò con la croce". Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella.

Foto 7: Mattia Preti, “Celestino V prende possesso della sede pontificia, preceduto da Carlo II d’Angiò con la croce”. Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella (da Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7).

Autentici capolavori di arte medievale sono gli affreschi delle cappelle Leonessa e Pipino, dislocate alle estremità opposte del transetto. La Cappella Leonessa, all’estremità settentrionale, preserva ancora oggi buona parte del ciclo di affreschi, eseguito intorno alla metà del Trecento, al tempo della prima ristrutturazione dell’edificio. Gli affreschi che rivestono le pareti perimetrali sono divisi in due fasce sovrapposte: quella inferiore, caratterizzata da una successione di tondi con busti di santi (foto 8); e quella superiore, ove sono raffigurate “Storie di San Martino”.

Foto: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Leonessa, tondo con busto della Maddalena.

Foto 8: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, Cappella Leonessa, tondo con busto della Maddalena.

Il cielo stellato che orna le lunette della volta a crociera accoglie, invece, tondi recanti le effigi dei Dottori della Chiesa e di Santi, ognuna delle quali è affiancata da angeli.

Sul braccio meridionale si apre invece la cappella Pipino, fondata intorno alla metà del Trecento da Giovanni Pipino, conte di Altamura e Minervino Murge, morto nel 1356, da non confondere con l’omonimo fondatore della chiesa. Le pareti perimetrali presentano un ciclo di affreschi con “Storie della vita di Cristo” di grande qualità stilistica.

Lungo il braccio meridionale del transetto, tra la prima e la seconda cappella, compare l’effigie della “Madonna dell’Umiltà”, eseguita verso la fine del Trecento (foto 9).

Foto 9: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, "Madonna dell'Umiltà".

Foto 9: Napoli, chiesa di San Pietro a Maiella, “Madonna dell’Umiltà”.

Sul piano architettonico, di grande interesse è il campanile a cinque piani sormontati da una cuspide piramidale (foto 3). La struttura sembra riprodurre, nei suoi elementi essenziali, il campanile della cattedrale di Lucera (http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_%28Lucera%29). A tal riguardo, è interessante notare che lo stesso fondatore di San Pietro a Maiella, Giovanni Pipino da Barletta, ebbe da Carlo II d’Angiò l’incarico di sterminare la colonia saracena che l’imperatore Federico II di Svevia insediò proprio a Lucera, la cui cattedrale rappresenta ancora oggi uno dei più integri esempi di architettura gotica angioina. L’edificio fu fondato probabilmente dallo stesso Carlo II d’Angiò.

Proseguendo verso Piazza San Gaetano, sul lato sinistro sorge un monumento di grande importanza architettonica, artistica e letteraria: la cappella Pontano (foto 10). L’edificio – fondato nel 1490 dall’umanista Giovanni Pontano per accogliervi le spoglie della moglie Adriana Sassone, morta proprio in quell’anno – presenta una pianta rettangolare ad aula unica con volta a botte. La cappella preserva al suo interno uno splendido pavimento maiolicato, uno dei pochi databili alla fine del Quattrocento, e la “Madonna con Bambino” affrescata da Francesco Cicino da Caiazzo sulla parete di fondo, al di sopra dell’altare che, nelle intenzioni del Pontano, avrebbe dovuto accogliere la preziosa reliquia del braccio di Tito Livio.

Foto 10: Napoli, cappella Pontano.

Foto 10: Napoli, cappella Pontano.

Le pareti perimetrali in tufo grigio, presentano una decorazione architettonica composta da cornici e lesene con capitelli ionici che suddividono l’intera superficie in una sequenza di riquadri rettangolari che racchiudono le finestre. Ogni finestra, inoltre, è fiancheggiata dalle lapidi commemorative in latino e greco, dettate dallo stesso Pontano. La cappella, che poggia su un alto basamento (o stilobate), dispone anche di una cripta. L’architetto della cappella – malgrado Bernardo De Dominici nelle sue Vite de’ pittori, scultori e architetti napoletani ne abbia attribuito la costruzione ad un certo Andrea Ciccione personaggio più di fantasia che reale – secondo alcuni studiosi, come Roberto Pane, sarebbe stato Fra’ Giocondo da Verona. Lo stesso studioso, attribuì successivamente il progetto a Francesco di Giorgio Martini.

Sullo slargo antistante la cappella prospetta la monumentale facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, ricostruita nel Seicento sul luogo dove sorgeva una basilica paleocristiana fondata nel VI secolo d. C. dal vescovo di Napoli Pomponio, di cui non rimane più alcuna traccia visibile. Il nome deriva dalla presenza, all’interno dell’edificio, di una pietra con una croce incisa, sulla quale fu collocata un’immagine della Vergine. L’elemento di maggiore interesse ai fini del nostro discorso, è sicuramente il campanile (foto 11), databile al Decimo o all’Undicesimo secolo, raro esempio di architettura romanica a Napoli.

Foto 11: Napoli, campanile della Pietrasanta.

Foto 11: Napoli, campanile della Pietrasanta.

Questo edificio rappresenta una sorta di palinsesto dell’arte napoletana dall’età romana all’Alto Medioevo, in quanto ricco di elementi di spoglio: colonne (foto 12 e 13); un altare (foto 14); un fregio architettonico (foto 15), e un rocco di colonna (foto 16). Nelle pareti interne dell’arco a tutto sesto sottostante il campanile furono inseriti anche alcuni basoli stradali (foto 17).

Foto 12:  Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 12: Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 13:  Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 13: Napoli, campanile della Pietrasanta, colonna romana.

Foto 14: Napoli, campanile della Pietrasanta, altare romano.

Foto 14: Napoli, campanile della Pietrasanta, altare romano.

Foto 15: Napoli, campanile della Pietrasanta, fregio.

Foto 15: Napoli, campanile della Pietrasanta, fregio.

Foto 16: Napoli, campanile della Pietrasanta, rocco di colonna.

Foto 16: Napoli, campanile della Pietrasanta, rocco di colonna.

Foto 17: Napoli, campanile della Pietrasanta, basoli nella parete dell'arco.

Foto 17: Napoli, campanile della Pietrasanta, basoli nella parete dell’arco a tutto sesto.

Dopo alcuni metri, superando l’incrocio con via Nilo e via Atri, si nota un portico in piperno con archi acuti alternati ad aperture a tutto sesto, unica traccia del “Palazzo dell’Imperatore” o di “Filippo d’Angiò” (foto 18). Di questo palazzo, fatto edificare da Filippo d’Angiò al tempo del suo matrimonio con Caterina di Valois, figlia dell’Imperatore d’Oriente Baldovino II, restano oltre al portico anche il prezioso portale in marmo, ornato con lo stemma della dinastia reale angioina (foto 19). Per coloro che vogliano approfondire l’argomento, al termine dell’articolo vi è una breve bibliografia.

Foto 18: Napoli, palazzo "dell'Imperatore" o di "Filippo d'Angiò", portico.

Foto 18: Napoli, palazzo “dell’Imperatore” o di “Filippo d’Angiò”, portico.

Foto 19: Napoli, palazzo "dell'Imperatore" o "di Filippo d'Angiò", portale.

Foto 19: Napoli, palazzo “dell’Imperatore” o “di Filippo d’Angiò”, portale.

PAOLO GRAVINA.

BIBLIOGRAFIA MINIMA:

V. REGINA, Napoli antica. Una splendida passeggiata tra i monumenti, le chiese, i palazzi, le strade, i luoghi perduti e le leggende popolari del centro antico di una città ricca di storia e di cultura, Roma 1994, pp. 124 – 134.

Napoli sacra. Guida alle chiese della città, Vol. 7, Napoli (2010).

C. BRUZELIUS, Le pietre di Napoli. L’architettura religiosa nell’Italia angioina (1266 – 1343), Roma 2005, pp. 191 – 193.

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“Gold, silver, gems and enamels of the Angevin Naples. 1266 – 1380”. Masterpieces of Gothic jewellery on exhibition in Naples at the Museum of Treasury of St. Gennaro.

The masterpieces of sacred jewellery commissioned by the Anjou, the Royal family of Naples from 13th to 15th century, will be on exhibition in Naples at the Museum of Treasury of St. Gennaro, until 31st December 2014. At the beginning of the itinerary, visitors can have, for the first and probably unique time, a closer view of the silver bust of St. Gennaro (picture 1), called by Neapolitans “yellowed face”, because of its browning. The bust was commissioned in 1304 by the King of Naples Charles 2nd of Anjou to three french goldsmiths – Etienne Godefroy, Milet d’Auxerre and Guillaume de Verdelay – and donated to the cathedral in 1305.

Silver bust of St. Januarius, by Guillaume de Verdelay, Milet d'Auxerre and Etienne Godefroy (1304).
Pic. 1: Silver bust of St. Gennaro, by Guillaume de Verdelay, Milet d’Auxerre and Etienne Godefroy (1304).

Other masterpieces will be on exhibition, such as the episcopal pastoral coming from Sorrento; the gothic reliquary which once contained the ampoules with the blood of St. Gennaro, belonging to the Museum’s collection; the lilied cross that Charles 2nd of Anjou gave to the basilica of St. Nicholas in Bari (picture 2); or the sweet – box, or bombonnière, executed by Neaplitan goldsmiths for the marriage between Philip of Anjou and Tamara, daughter of Nicephorus, the Epirus despot, as we can deduce from the coat of arms that decorate one of its sides: the Angevin lily and the eagle (pics. 3 and 4).

Bari, Church of St. Nicholas, lilied cross donated by Charles 2nd of Anjou.

Pic. 2: Bari, Church of St. Nicholas, lilied cross donated by Charles 2nd of Anjou.

Pic. 3: Cividale (Italy), City Museum, vine leaf - shaped bombonnière. Side with coat of arms.

Pic. 3: Cividale (Italy), Town Museum, vine leaf – shaped bombonnière, side with coat of arms.

Pic. 4: Cividale (Italy), Town Museum, side with vegetable decoration.

Pic. 4: Cividale (Italy), Town Museum, vine leaf – shaped bombonnière, side with vegetable decoration.

Besides will be exposed golden and silver furnishings realized at the time of sanctification of St. Louis of Toulouse in 1317, such as the stational cross coming from Santa Vittoria in Matenano; the shrines of St. Steven and St. Louis of Toulouse, coming respectively from Capri and the Louvre Museum in Paris; or the precious casket coming from Todi, with vegetable decorations and Angevin coat of arms.

The exhibition will end on 31st September 2014. The exhibion’s path winds its way through the rooms of the Museum of Treasury of St. Gennaro, precious pattern of 17th century architecture. Visitors therefore can contemplate a persevering trait of Neapolitan art: the pacific “cohabitation” and, sometimes, fusion between Gothic and Baroque art.

General information:

  • Curator: Pierluigi Leone De Castris.
  • Scientific committee: Ferdinando Bologna, Paola Giusti, Pierluigi Leone De Castris, Maura Picciau, Fabrizio Vona.
  • Seat: Museum of Treasury of St. Gennaro (Museo del Tesoro di San Gennaro): Via Duomo 149, Naples (Italy).
  • Period: 12th October – 31st December 2014.
  • Opening timetable: Monday, Tuesday, Thursday, Friday and Saturday, hrs. 10 a. m. – 5, 30 p. m. (Ticket office closing), 6 p. m. (Museum closing). Sunday and days 24th, 25th and 31st December, hrs. 9, 30 a. m. – 2 p. m. Holidays hrs. 9, 30 a. m. – 5, 30 p. m. Closed on Wednesday.
  • Ticket price: € 3, 00.
  • Ticket office: info tel. +39 – 081294980. Email: info@museosangennaro.com. If you want further information, click here: http://www.museosangennaro.it/ (I’m sorry, there’s only an Italian website).

The Museum of Treasury of St. Gennaro is located in a zone with a lot of bars, restaurants, pizzerias and hotels. I will quote some of them: the “Caffetteria San Gennaro”, Via Duomo 175, tel. +39 – 08119578247; the pizzeria “Il figlio del presidente”, Via Duomo 181, tel. +39-0810330913, http://www.ilfigliodelpresidente.it/; the pizzeria “Il pizzaiolo del Presidente”, Via dei Tribunali 120, tel. +39-081210903; the old pizzeria “Di Matteo”, Via dei Tribunali 94, tel. +39-081455262. In the zone there are also many hotels. I’ll report some of them: the “Hotel Caravaggio”, Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza 157, tel. +39-0812110066, fax +39-0814421578, email info@caravaggiohotel.it, website http://www.caravaggiohotel.it/ ; the Hotel “Caracciolo”, via Carbonara 112, tel. +39-0810160111, fax +39-0810176535, website http://www.accorhotels.com/it/hotel-5565-palazzo-caracciolo-napoli-mgallery-collection/index.shtml ; or the Hotel “Duomo”, via Duomo 228, tel. +39-0817265988, fax +39-0812142918, email info@hotelduomonapoli.it or hotelduomo@libero.it, website http://www.hotelduomonapoli.it/index.html.

In the zone there other tourist attractions and monuments, such as the “Pio Monte della misericordia (Pawnshop of Mercy)”, with the “Seven works of Mercy” by Caravaggio, via dei Tribunali 253, tel. +39-081446944, +39-081446973, fax +39-081445517, email segreteria@piomontedellamisericordia.it, website http://www.piomontedellamisericordia.it/ ; or the monumental complex of San Lorenzo Maggiore (church and monastery), which includes one of the greatest underground archaeological sites in the world, and a residence for religious tourism: website http://www.sanlorenzomaggiore.na.it/ ,  tel. +39-0812110860, fax +39-0814421180. Other monuments and tourist attractions are very close: San Gregorio Armeno (the street of cribs), San Domenico Maggiore square and the monastery of Santa Chiara with its wonderful cloister.

Until 31st September 2014, to everyone who want to make a full – day tour through the Old Town of Naples, I’ll apply a discount of 10%.

“ORI, ARGENTI, GEMME E SMALTI DELLA NAPOLI ANGIOINA. 1266 – 1380”. I capolavori dell’oreficeria gotica angioina in mostra a Napoli presso il Museo del Tesoro di San Gennaro. Fino al 31 dicembre 2014, a tutti coloro che vogliano effettuare un tour nel centro storico di Napoli, includendovi una visita alla mostra, sarà applicato uno sconto del 10%.

Fino al 31 dicembre 2014 saranno in mostra presso il Museo del Tesoro di San Gennaro a Napoli i capolavori di oreficeria sacra commissionati dagli Angiò per alcune chiese, come il Duomo di Napoli, la parrocchiale di Santa Vittoria in Matenano, la Basilica di San Nicola di Bari. Questa mostra offre la possibilità per la prima, e forse unica volta di vedere da vicino il busto argenteo di San Gennaro (foto 1) – posto all’inizio del percorso – che, per la doratura del volto, i napoletani chiamano “faccia ‘ngialluta”. Il busto fu eseguito nel 1304 su commissione del re Carlo II d’Angiò da tre orafi francesi (Etienne Godefroy, Milet d’Auxerre e Guillaume de Verdelay), e donato l’anno successivo alla cattedrale. Nel percorso sono presenti anche altri notevoli capolavori di oreficeria gotica come i pastorali di Atri e di Sorrento; il reliquiario per le ampolle con il sangue del Santo, appartenente alla collezione del Museo; la croce gigliata donata da Carlo II d’Angiò alla basilica di San Nicola di Bari; o anche la capsula (foto 2 e 3) realizzata in forma di “bomboniera” da orafi napoletani per il matrimonio tra Filippo d’Angiò e Tamara, figlia di Niceforo, Despota d’Epiro (come si evince dagli stemmi presenti su una delle facce: il giglio angioino e l’aquila, simbolo del Despotato d’Epiro: http://it.wikipedia.org/wiki/Despotato_d’Epiro). A tutto ciò si aggiungono anche le suppellettili in oro ordinate in occasione della canonizzazione di San Ludovico da Tolosa nel 1317, come la croce stazionale proveniente dalla chiesa parrocchiale di Santa Vittoria in Matenano, nelle Marche; i reliquiari di Santo Stefano e di San Ludovico da Tolosa, provenienti rispettivamente da Capri e dal Louvre di Parigi, e realizzati dagli orafi toscani Pietro di Simone e Lando di Pietro; oppure la preziosa cassetta con decorazioni vegetali e stemmi angioini, proveniente da Todi. La mostra chiuderà il 31 dicembre 2014. Il percorso si snoda attraverso le sale del Museo del Tesoro di San Gennaro, prezioso esempio di architettura del Seicento. Il visitatore potrà quindi comprendere a pieno una caratteristica costante dell’arte napoletana: la pacifica convivenza e, talvolta, la fusione tra arte gotica e barocca. (more…)

Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina. 1266 – 1380

A partire da domani, e fino al 31 dicembre 2014, avrà luogo a Napoli, presso il Museo del Tesoro di San Gennaro, un evento unico e irripetibile: la mostra “Ori, argenti, gemme e smalti della Napoli angioina. 1266 – 1380”, curata dal prof. Pierluigi Leone De Castris, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. In occasione dell’evento saranno esposti, per la prima volta insieme ed in un unico percorso, i capolavori di oreficeria che i sovrani angioini di Napoli commissionarono agli artisti francesi e italiani che entrarono a far parte della loro corte. Oltre al busto di San Gennaro – opera degli orafi francesi Guillaume de Verdelay, Milet d’Auxerre ed Etienne Godefroy – donato al Duomo di Napoli da Carlo II d’Angiò nel 1304, saranno esposti pezzi unici, come la croce gigliata della basilica di San Nicola di Bari; la mitra di San Ludovico da Tolosa, dal Tesoro della Cattedrale di Amalfi; la capsula del Museo Civico di Cividale del Friuli, realizzata in forma di bomboniera per il matrimonio di Filippo di Taranto con Tamara, figlia di Niceforo I, Despota d’Epiro. Saranno esposti inoltre esposti anche altri pezzi provenienti da Atri, da Sorrento, da Capri e dal Louvre di Parigi. La mostra sarà inaugurata domenica 12 ottobre alle ore 11, 30. Nei prossimi giorni pubblicherò una recensione della mostra. Si leggano di seguito le informazioni generali:

  • Commissario curatore della mostra, Pierluigi Leone de Castris.
  • Comitato scientifico: Ferdinando Bologna, Paola Giusti, Pierluigi Leone De Castris, Maura Picciau, Fabrizio Vona.
  • Sede: Museo del Tesoro di San Gennaro, Via Duomo 149 – 80138 – Napoli.
  • Date: 12 ottobre – 31 dicembre 2014.
  • Orari di apertura: lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato e sabato, ore 10, 00 – 17, 30 (chiusura biglietteria), ore 18, 00 chiusura museo. Domenica e giorni 24, 25 e 31 dicembre ore 9, 30 – 14, 00. Festivi ore 9, 30 – 17, 30. Mercoledì riposo settimanale.
  • Costo del biglietto di entrata del museo: € 3, 00.
  • Biglietteria: info tel. +39 – 081294980. Email: info@museosangennaro.com. Per qualsiasi ulteriore informazione, cliccare qui: http://www.museosangennaro.it/.